LE AREE MARINE PROTETTE DELLA CAMPANIA: IL RUOLO DELLE CP

Sessione a cura del Corpo delle Capitanerie di Porto – Guardia Costiera

Ore 11:00 – 13:00
Sala Calipso, Centro Congressi della Stazione Marittima, Napoli

Main Topics:

  • Introduzione sulle aree Marine Interne: Normativa di riferimento
  • Le aree Marine Protette della Campania
  • I parchi Archeologici
  • La regolamentazione (zone A-B-C)
  • Il Ruolo delle CP – vigilanza e supporto
  • L’AMP Regno di Nettuno (D.M. 17 aprile 2015, n°74)
  • Conclusione

Premessa

Le aree marine protette sono istituite, ai sensi delle leggi n. 979 del 1982 e n. 394 del 1991, con un Decreto del Ministro dell’ambiente che contiene la denominazione e la delimitazione dell’area, gli obiettivi e la disciplina di tutela a cui è finalizzata la protezione.

Sono costituite da ambienti marini, dati dalle acque, dai fondali e dai tratti di costa prospicenti, che presentano un rilevante interesse per le caratteristiche naturali, geomorfologiche, fisiche, biochimiche con particolare riguardo alla flora e alla fauna marine e costiere e per l’importanza scientifica, ecologica, culturale, educativa ed economica che rivestono.

Fra le Aree Marina Protette vi sono quelle cosiddette ASPIM, Aree Speciali Protette di Importanza Mediterranea, istituite dalla Convenzione di Barcellona del 1978 – Protocollo ASP del 1995: “Convenzione per la protezione dell’ambiente marino e la regione costiera del Mediterraneo”. Con il Protocollo relativo alle Aree Specialmente Protette e la Biodiversità in Mediterraneo del 1995 (Protocollo ASP) gli Stati contraenti – consapevoli che il bacino mediterraneo, per la ricchezza di specie, popolazioni e paesaggi, rappresenta uno dei siti più ricchi di biodiversità al Mondo – hanno previsto, al fine di promuovere la cooperazione nella gestione e conservazione delle aree naturali, così come nella protezione delle specie minacciate e dei loro habitat, l’istituzione di Aree Speciali Protette di Importanza Mediterranea (ASPIM) o SPAMI (dall’acronimo inglese Specially Protected Areas of Mediterranean Importance).

Le Aree Marine Protette, per ottenere e poi mantenere questo prestigioso e importante status, devono costantemente promuovere iniziative di studio che permettano di monitorare annualmente lo stato di salute dei fondali, in particolare di verificare il mantenimento di un elevato grado di biodiversità. Questa valutazione si ottiene attraverso la compilazione di elenchi faunistici e floristici per classi e gruppi di specie, la cui redazione deve essere affidata a specialisti sistematici per il campionamento, la raccolta e la classificazione dei dati.

L’Italia vanta il maggior numero di aree ASPIM (10 oltre al Santuario dei cetacei) fra le quali anche Punta Campanella in Campania.

In Campania le Aree Marine Protette son 4.

La più antica è quella di Punta Campanella, istituita con Decreto 12 dicembre 1997. Con Decreto 27 dicembre 2007 è stata istituita l’AMP Regno di Nettuno, mentre con decreto 21 ottobre 2009 sono state istituite le Aree Marine Protette di Santa Maria di Castellabate e di Costa degli Infreschi e della Massetta, entrambe gestite dal Parco Nazionale del Cilento e Vallo Diano, con cui confinano.

Sempre in Campania vi sono poi gli unici due “Parchi sommersi” italiani, equiparati alle Aree Marine Protette, ma istituiti ai sensi dell’art. 114, comma 10, della legge n. 388 del 2000 (Legge finanziaria 2001) con decreto del Ministro dell’ambiente, di concerto con i Ministri per i beni e le attività culturali, dei trasporti e della navigazione e delle politiche agricole e forestali e di intesa con la regione Campania. Si tratta dei parchi sommersi di Baia nel golfo di Pozzuoli e di Gaiola nel golfo di Napoli.

I parchi sommersi sono costituiti da un ambiente marino avente rilevante valore storico, archeologico-ambientale e culturale.

I Parchi sommersi e le aree marine protette generalmente sono suddivise al loro interno in diverse tipologie di zone denominate A, B e C.

L’intento è quello di assicurare la massima protezione agli ambiti di maggior valore ambientale, che ricadono nelle zone di riserva integrale (zona A), applicando in modo rigoroso i vincoli stabiliti dalla legge. Con le zone B e C si vuole assicurare una gradualità di protezione attuando, attraverso i Decreti Istitutivi, delle eccezioni (deroghe) a tali vincoli al fine di coniugare la conservazione dei valori ambientali con la fruizione ed uso sostenibile dell’ambiente marino. Le tre tipologie di zone sono delimitate da coordinate geografiche e riportate nella cartografia allegata al Decreto Istitutivo pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale.

Le Capitanerie di Porto contribuiscono alla tutela dell’ambiente Marino sia attraverso la continua attività di vigilanza portata avanti della propria componente navale ed aerea, sia attraverso il continuo supporto e contributo a tutte le iniziative divulgative o di educazione ambientale organizzate dalle diverse AAMMPP.

Altro importante ruolo affidato alle Capitanerie di porto è quello di partecipazione alla “Commissione di Riserva”, Organismo collegiale – fino a qualche anno fa presieduto dal Capo del Compartimento, mentre oggi il Presidente è un Rappresentante del Ministero dell’Ambiente – che affianca l’Ente delegato, nella gestione della riserva, formulando proposte e suggerimenti per tutto quanto attiene al funzionamento della riserva medesima.

La Capitaneria di Porto di Napoli, inoltre, negli ultimi 3 anni, a seguito del Decreto del Ministero dell’Ambiente n°74 del 17 aprile 2015, è stata chiamata a svolgere un particolare e delicato ruolo di diretta gestione dell’AMP Regno di Nettuno.

RELAZIONI INTRODUTTIVE

Arturo Faraone, Contrammiraglio, Corpo delle Capitanerie di Porto – Guardia Costiera

Marco Landi, C.F. (CP), Corpo delle Capitanerie di Porto – Guardia Costiera

Antonino Miccio, Direttore, AMP Punta Campanella

Maria Rapini, Segretario Generale, Marevivo

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